domenica 8 maggio 2016

RETAIL INNOVATION 11 - a cura di Fabrizio Valente

"Non è vero che la società sta cambiando. Non è vero che i mercati stanno cambiando. Non è vero che i clienti, i consumatori, le persone stanno cambiando. Società, mercati, persone sono già cambiati. Il retail è un settore esposto come pochi alla velocità dei cambiamenti, accelerati anche per la rivoluzione imposta dal web, digital, e commerce. Nel giro di pochissimo tempo si è assistito al fenomeno di disruption del settore. Correnti sempre più forti e non facilmente prevedibili: c'è il rischio di annegare, di chiudere bottega, ma anche, sapendo sfruttare la corrente, prendere l'abbrivi o e dirigersi verso gli obiettivi molto più velocemente di prima… "(tratto dall'introduzione di Fabrizio Valente).

"Innovare per competere. Statement banale? Può esserlo di primo acchitto. In realtà dalla ricerca nasce l'innovazione di successo. Un plauso quindi a Fabrizio Valente, a Kiki Lab e al Consorzio Ebeltroft Group per questo osservatorio che monitora da oltre 30 anni il retail, offrendo un aiuto concreto al nostro settore in termini di visibilità e idee innovative. E' dalla collaborazione tra i diversi attori del sistema che nascono i nuovi progetti e si cercano i mezzi migliori per realizzarli." (dalla prefazione di Mario Resca - Presidente Confimprese)

FABRIZIO VALENTE è il partner fondatore di KIKI LAB, si occupa di retail e consumi da oltre 30 anni come consulente. Ha parlato di retail, innovazione, cambiamento, motivazione dei team in convegni e convention nelle principali città del mondo. E' membro di varie Giurie che assegnano premi al retail.

domenica 26 luglio 2015

"La fotocopiatrice" tratto dal "Manuale del Frankestein" - Millionaire giugno 2015

LA FOTOCOPIATRICE (Spaccio di Franchising)
Nonostante tutti gli sforzi, c'è ancora chi pensa che il Franchising sia una bazzecola, replicabile senza problemi. Invece servono impegno e duro lavoro.

Tutti i giorni in Italia un imprenditore si sveglia con una meravigliosa idea in testa: "Ho il mio negozio che mi serve di più? Con il franchising me ne fotocopio 100 tutti uguali, marchio insegna e tutto il resto, e in poco tempo divento milionario…". Chissà come mai si è diffusa sta leggenda metropolitana che fare franchising sia semplice come usare una fotocopiatrice! Finisce che tutti i giorni, sempre in Italia un altro imprenditore va a dormire sotto un ponte, dopo aver scoperto sulla sua pelle che 'sto paragone l'ha pensato un cretino.
Eh si, perché purtroppo la fotocopiatrice che riproduce gli affiliati non esiste in commercio, non la puoi comperare.
Ogni volta il franchisor se la deve costruire e predisporre pezzo per pezzo in un unico esemplare, con un lavoro che richiede tanti soldi, tanto impegno, tanto tempo, tanta esperienza. Un lavoro che si chiama "costruzione del progetto franchising" e che è maledettamente difficile, tanto che a riuscirci nel nostro Paese sono in pochi, pochissimi marchi, meno del 10% di quelli che ci provano.

LA MORALE: il franchising è uno strumento eccellente, estremamente potente ma sofisticato, che funziona solo se utilizzato con cura, da mani attente, esperte e ben attrezzate.

tratto dal "Manuale del Frankestein" di Saverio Savelloni ed Fasullo (Millionaire 06/2015) 

giovedì 26 marzo 2015

"REGOLE" - tratto dal "Manuale del Frankestein (Millionaire marzo 2015)

"Il franchising non è per tutti, e non tutti sono fatti per il franchising". quante volte abbiamo detto, sentito, letto, condiviso questa affermazione. Come si leggerà qui di seguito nell'articolo, il VERO sistema di franchising si basa su etica, regole, collaborazione e condivisione. Nella mia attività di consulente, mi trovo spesso a parlare con "imprenditori o neo imprenditori" (forse dovrei dire pseudo-imprenditori) che vogliono approcciarsi al sistema franchising, non con lo "spirito di squadra", ma con molta diffidenza ed arroganza; nel senso che una volta ascoltate le regole del sistema e del franchisor specifico, subito dopo pensano a come "fregarlo", oppure peggio ancora, pensano a come fare dopo un certo periodo a continuare l'attività da soli. Spesso la frase è questa: "perché devo pagare a loro un qualcosa che posso fare da solo? se lo fanno loro posso farlo che io magari meglio…"
Dall'altra parte però, per correttezza, bisogna dire che anche alcuni "franchisor" non rispecchiano le caratteristiche descritte, poiché anche loro sono "pseudo-imprenditori" che preferiscono sperimentare a discapito dei "franchisee" anziché scommettere insieme sul successo del business. Mi capita sovente di ricevere delle mail di affiliati che sono stati "truffati" dal "sistema" e fanno così di "tutt'erba un fascio…". Quello che consiglio a chi vuole approcciare il sistema franchising, è quello di affidarsi ad un serio consulente che opera nel franchising  in modo da valutarne i pro ed i contro dell'investimento ma soprattutto valutare se si è in linea con i Valori espressi. 
"Il sistema franchising", è un sistema di successo che ha le sue regole ed ha una sue etica ben precisa. Si consiglia l'uso solo a chi condivide i suoi VALORI.
Buona lettura
Dante D'Alfonso

"LA GABBIA" Parole come "collaborazione", "etica", "regole", "condivisione" sono alla base del franchising. Ma l'imprenditore medio italiano è davvero pronto a fare propri questi concetti?
(tratto dal "Manuale del Frankenstein" di Saverio Savelloni ed fasullo - Millionaire marzo 2015)
Nell'Italia di oggi l'imprenditore è un essere libero, indipendente, creativo. Certo! Libero di tenere i dipendenti in nero, indipendente dalle regole del mercato, creativo nel pagare le tasse. E' anche, di solito, un furbetto. Sa come farsi gli amici nella politica e nella burocrazia, si muove tra appalti truccati, tangenti e corruzione. Il suo motto è: "una mano lava l'altra". per l'imprenditore italiano niente è come si vede o come è scritto. C'è sempre il modo di fare "eccezione", di estorcere uno sconto in più, una dilazione di pagamento, una condizione di favore. Nella moderna concezione dell'imprenditoria nostrana il business è roba da pirati, dove tutto è lecito pur di fare soldi. E così i dipendenti sono limoni da spremere, i fornitori sono "stracci usa e getta", il rispetto degli impegni e delle regole è un'opinione, i clienti sono "polli da spennare". In questa economia da manicomio (i cui mirabolanti risultati sono sotto gli occhi di tutti…) il Franchising, quello autentico intendiamoci, ci sta come un cavolo a merenda.
Eh già, perché il franchising è fatto di collaborazione, di etica, di gioco di squadra, di regole, di standard qualitativi comuni, di successi condivisi. Solo a sentire questi concetti, l'imprenditore nostrane si sente prigioniero dentro una GABBIA…

LA MORALE: La formula del franchising richiede un approccio imprenditoriale evoluto, aperto, consapevole, non sempre facile da reperire e applicare nel nostro sistema economico attuale.

domenica 8 febbraio 2015

Fee d'ingresso e Royalties: ancora molta diffidenza. Conosciamoli meglio...

Il Franchising è presente in Italia da diversi decenni, tuttavia ad oggi c'è ancora molta gente che non conosce bene le sue dinamiche ed alcune volte è molto diffidente verso due voci: Fee d'ingresso e Royalties. Perché?
In passato, ed ancora oggi, non si parla spesso (più che parlare il termine giusto è Informare) su come queste due voci andrebbero calcolate per determinare la quota nel primo caso, la percentuale sul secondo.
La responsabilità di informazione dovrebbe riguardare sia l'affiliante che l'affiliato: l'affiliante dovrebbe informare in fase di illustrazione del progetto franchising tutte le voci ed i servizi che lo compongono; l'affiliato dovrebbe avvicinarsi al mondo del franchising con più professionalità e meno improvvisazione, informandosi e formandosi sulle dinamiche e modelli che lo compongono.
Proviamo a conoscerli meglio:
FEE D'INGRESSO - Chiamato anche "diritto d'entrata": quanto paga l'affiliato per entrare a far parte di un sistema di franchising, a corrispettivo degli oneri di apertura del punto vendita neo-affiliato, della licenza d'uso del marchio e degli altri segni distintivi e degli eventuali brevetti, della formazione, dell'assistenza tecnico commerciale iniziale, ecc. In base alla legge, si tratta di "una cifra fissa, rapportata anche al valore economico e alla capacità di sviluppo della rete, che l'affiliato versa al momento della stipula del contratto di affiliazione commerciale".
ROYALTIES“Canoni periodici” (in inglese “royalties”, in francese “redevanches”). Corrispettivo in denaro solitamente calcolato in misura percentuale sul giro d’affari del punto vendita, che l’affiliato paga all’affiliante. Le royalties possono anche consistere in quote fisse periodiche da corrispondersi su base mensile, trimestrale, annuale, ecc. Tali contribuzioni periodiche sono perlopiù a corrispettivo delle utilità, dei servizi e delle prestazioni che l’affiliante e il sistema di franchising producono all’affiliato in via continuativa per tutta la durata del contratto. L’affiliante deve garantire i servizi stabiliti affinchè ne possa pretendere il pagamento. Le royalties infine, non vanno viste come un “costo” ma come un investimento costante che permettono il mantenimento e la crescita del sistema a cui si è affiliati.
Attenzione a quei "franchising" che propongono la loro formula a "royalties zero", in quanto queste posso essere già calcolate sulla merce in acquisto.
(Dante D'Alfonso)

sabato 7 febbraio 2015

"Millionaire" editoriale - febbraio 2015

tratto dall'editoriale di "Millionaire" (feb. 2015) di Virgilio Degiovanni

"…Ma quella che vediamo noi di "Millionaire" non è un'Italia in caricatura. Noi vediamo gente reale, che lavora davvero, che ci prova, che inventa e sa farsi il mazzo per dare vita ai propri sogni…Sono spesso, ma non sempre giovani. Hanno talento, voglia, sorriso e creatività, forse non ancora "rovinata" dalle tante ombre che la vita riserva a tutti noi… Accendiamo i riflettori verso chi fa, chi produce, chi inventa nuovi modi per migliorare il mondo. Sono queste le persone che dovremmo far vedere ai più giovani, per riaccendere la speranza… Occorre impegnarci tutti per tirare fuori quel che abbiamo  e che, per qualche ragione, continuiamo a tenerci dentro: quell'immensa capacità di ricostruire un mondo, dopo averlo distrutto…" (Virgilio Degiovanni)

giovedì 22 gennaio 2015

A SCUOLA DI FRANCHISING - gen 2015

Buongiorno a tutti! Oggi pubblichiamo un pezzo di Saverio Savelloni, tratto dal suo "Manuale del
Frankenstein".
Buona lettura.
A SCUOLA DI FRANCHISING
Tutti ormai si sono accorti della frequenza con cui si aprono e chiudono negozi e attività di vario genere. Spesso questo accade per puro dilettantismo.
Negli ultimi tre anni, nei dintorni di casa mia, sono sorte decine di nuove attività.
La solita roba: negozi di costosissimi stracci, botteghe di moderni sciamani del ringiovanimento, dell’anticellulite e della guerriglia al pelo superfluo, bar e locali dell’aperitivo spritzettato, gelaterie e cioccolaterie di nuovi chef della cremina magica, boutique di abbigliamento superchic per cagnette da casa e via dicendo.
Nella maggior parte dei casi si tratta di “dilettanti allo sbaraglio” dei generi più disparati.
Signore annoiate finanziate da mariti disperati, manager trombati in cerca di riciclaggio professionale, contabili con lo sfizio della gonnellina sexy, bancari esauriti e convertiti sulla via del cremino... Disoccupati di lusso, capaci di raggranellare decine di migliaia di euro tra i propri risparmi e quelli di famigliari, amici, parenti e conoscenti per rincorrere qualche balorda idea di business.
Nessuna strategia, nessun vero “mestiere” alle spalle, solo qualche convinzione arrogante maturata dall’altra parte del bancone, nella facile veste del consumatore ipercritico.
Gente che mette in piedi aziende dal respiro corto, che mandano in fumo a gran velocità anni di risparmi e si afflosciano in un amen.
Ormai dalle mie parti furoreggia il “totonegozio”: tutti a scommettere quanti mesi dura la nuova attività. Ma perché buttare via i soldi in modo così assurdo? Risparmiateveli!
La morale
Pochi di questi “dilettanti” hanno l’umiltà di pensare al franchising come una normale attività imprenditoriale, una meditata soluzione di ingresso sul mercato.
Eppure di buoni progetti e di franchisor seri, ormai, ce ne sono tanti e in tanti settori!
dal Manuale del Frankenstein,
di Saverio Savelloni, ed. Fasullo
Illustrazione di Antonello Catalano.


martedì 20 gennaio 2015

2008-2014: il franchising resta in salute

NEL FRANCHISING IN CRESCITA GLI STRANIERI TRA GLI AFFILIATI. IN CALO IMPRENDITORI CON LIQUIDITA' TRA 70 E 150MILA EURO.

E' un franchisee completamente diverso nella sostanza quello che si presenta sullo scacchiere del franchising italiano nel 2014 secondo l'ultimo studio di Confimprese, che mette in mostra molte luci e poche ombre in un lasso di tempo che va dal 2008, anno di inizio della crisi, al 2014. Negli ultimi sei anni è raddoppiata (dal 18 al 36%) la percentuale di franchisor che dichiarano di avere imprenditori stranieri tra i propri affiliati. Si tratta per lo più della seconda generazione, in particolare di cinesi e nordafricani. Alla maggiore incidenza della carrabile straniera si associa anche un aumento delle quote rosa: passano dal 27,2 al 33,3% i franchisor che dichiarano di avere in prevalenza affiliati donne. I settori di franchising dove le donne sono coinvolte riguardano soprattutto la gestione di negozi di abbigliamento, accessori moda, intimo, cosmetici e profumi, gioielli, prodotti dietetici e servizi (centri fitness e di bellezza, parrucchieri, articoli e servizi per i bambini). 
Interessante il capitolo sulla capacità di investimento (risorse proprie) del franchisee. Relativamente invariata (dal 36,3 al 34,8%) la quota di franchisor che hanno franchisee con una capacità di investimento compresa tra 20mila e 70mila euro. Si allarga, invece, la forbice tra i franchisor che hanno affiliati con disponibilità fino a 20mila euro (la quota sale dal 28,7 al 37,8%) e quelli che dichiarano di avere affiliati con risorse proprie da 70mila a 150 mila (la percentuale scende dal 27,2 al 19%). Invariata (7,5%) la quota di franchisor i cui affiliati hanno liquidità superiore a 150mila euro. In sintesi: per la fascia di investimenti medio bassi sembra essersi ridotto il denaro cash a disposizione.

fonte: Confimprese, Millionaire (dic/gen 2015)

lunedì 15 dicembre 2014

"Credito dalle Banche? MISSION POSSIBLE" - 9 strategie per ottenere soldi dalle banche. Nonostante i tempi duri.

Riporto un articolo molto interessante scritto da Tiziana Tripepie pubblicato sul mensile "Millionaire" del mese di dicembre 2014 (pg 52).

"Credito dalle Banche? MISSION POSSIBLE" - 9 strategie per ottenere soldi dalle banche. Nonostante i tempi duri.

1) LE BANCHE NON DANNO PIU' SOLDI: DI CHI E' LA COLPA?
E' sempre più difficile per le imprese, soprattutto di piccole dimensioni, ottenere credito dalle banche. I numeri lo confermano: a luglio 2014 la Banca d'Italia ha registrato una contrazione dei prestiti del 3,9% rispetto a luglio dell'anno precedente (significa che sono calati di 11,3 miliardi di euro). E la Confcommercio rivela, per le imprese del terziario, che le imprese effettivamente finanziate sono sono solo il 4%. "La contrazione del credito si è determinata non solo perché si è abbattuta sulla ns economia una crisi senza precedenti, ma anche perché è andato in crisi il modello tradizionale di relazione tra banca e impresa" spiega Antonio Lafiosca (Borsadelcredito.it)

2) METTITI NEI PANNI DI UNA BANCA: RENDITI AFFIDABILE
Poniamoci dal punto di vista delle banche: perchè dovrebbero farci credito? Le banche prestano soldi per riaverli indietro guadagnandoci. Ma i dati sulle neoaziende dicono che l'80-85% delle startup non raggiunge i primi tre-cinque anni di vita (fonte Italia Startup). Un'azienda giovane per una banca è troppo rischiosa. Occorre attrezzarsi per rendersi affidabili.

3) INVESTI IL TUO CAPITALE DI RISCHIO
"Mai dire a una banca: "Ho bisogno di 30 mila euro: me li dai tutti tu?" Spiega Lafiosca. Una cifra compresa tra 20 e 40% del capitale iniziale deve essere costituita dal da capitale di rischio, capitale cioè che l'imprenditore o i suoi soci sono disposti a investire di tasca loro. La banca deve vedere che anche l'imprenditore ci crede e fa un piccolo sforzo per la sua impresa. Se non hai capitali cerca soci.

4) SFRUTTA AL MEGLIO LE TECNOLOGIE DIGITALI
"Un numero sempre maggiore di banche valuta le aziende sulla base dei dati che che trova online" continua Lafiosca. "Anche chi ha un'attività tradizionale (artigiani, bar, ristoranti) deve essere presente sul web: costruire un sito, una pagina facebook, un profilo twitter o su tripadvisor. E' successo che si sia deciso di non finanziare un ristorante perché  non appariva su google maps.

5) SEI UNA STARTUP? PREPARA UN BUSINESS PLAN
"Molti pensano che fare impresa significhi solo avere un'idea e demandano gli aspetti quantitativi del loro business al commercialista" continua Lafiosca. "Non sanno dirti quanto fattura la loro impresa, o quali costi dovrà sopportare. Fondamentale invece, in vista di un incontro con una banca, preparare un piano aziendale che contenga: 1) profilo dell'imprenditore e sue esperienze, 2) un'analisi di mercato, che spieghi perché voglio intraprendere  in questo settore e quali sono le prospettive, 3) un'idea dei costi e ricavi che penso di ottenere.

6) SEI UN'AZIENDA GIA' AVVIATA? SPIEGA COSA VUOI FARE CON I SOLDI
Se a richiedere credito è un'azienda matura, è fondamentale che esponga alle banche come intende utilizzare i soldi: se vuole destinarli a investimenti, dovrà sottolineare che serviranno per la crescita dell'azienda, supportando la richiesta con preventivi di acquisto.

7) INFORMATI SUL TIPO DI PRESTITO
Non occorre conoscere i tecnicismi, ma essere informati sulle varie forme di credito può dare una chance in più all'imprenditore. Quali sono le principali?
- finanziamento
- fido
- fido per anticipo fatture
- mutuo ipotecario

8) LE GARANZIE? SERVONO MA…
"Le garanzie sono elementi accessori di un finanziamento. Aiutano quando la fattibilità è al limite, ma la banca valuta prima di tutto il progetto d'impresa, che dimostri la capacità di rimborso del finanziamento" chiarisce Lafiosca. Le garanzie possono provenire dal proprio patrimonio, come nel caso di ipoteca di immobili, terreni e fideiussioni oppure da soggetti esterni: lo Stato (tramite il Fondo Nazionale di garanzia) o gli organismi consortili come Confidi. Si ha la possibilità di accedere al Fondo Nazionale di garanzia solo dopo che la banca ha deciso di erogare il finanziamento.

9) DOCUMENTI IN ORDINE

"Uno degli indicatori per valutare l'affidabilità di un'azienda è il grado di precisione con cui sono tenuti tutti i documenti: bilanci, dichiarazioni fiscali, visure camerali, fatturazioni, stato delle esposizioni bancarie. Una documentazione ordinata e aggiornata è un buon biglietto da visita" conclude Lafiosca

Borsa del Credito.it

Un portale molto interessante dove ottenere informazioni e strumenti per finanziare la propria azienda, sia essa già avviata che una start up. Dal sito è possibile scaricare gratuitamente un e-book dal titolo "Merito Credito"; più che un semplice libro, un manuale da seguire per ottenere credito dalle banche.

La procedura di finanziamento si divide in 4 parti principali:
1) INDICA LE TUE ESIGENZE: Scegli l’importo di cui hai bisogno e indica le caratteristiche principali della tua azienda con il pratico menù a tendina. Otterrai subito una vetrina con le migliori opportunità di credito presenti sul nostro portale
2) RICHIEDI LA FATTIBILITA': Verifica le possibilità di accesso a queste opportunità richiedendone la fattibilità, gratis e senza impegno. Basta compilare un semplice form dove inserire i dati della tua azienda e inoltrare la richiesta.
3) VALUTA LE OFFERTE: Nella tua pagina personale potrai consultare le soluzioni di credito più adatte alla tua impresa. Dettaglia la richiesta compilando il questionario e allegando la documentazione necessaria: in questo modo avrai gratuitamente a disposizione un consulente che ti guiderà nella finalizzazione della richiesta.
4) SCEGLI LA TUA SOLUZIONE: Nella tua pagina personale troverai una lista delle migliori soluzioni di credito proposte dalle banche,selezionate in base alle tue esigenze. Non dovrai fare altro che consultare le schede informativeselezionare l’offerta più adatta e inoltrare la tua richiesta. BorsadelCredito.it ti accompagnerà negli ulteriori e semplici passaggi, fino all'erogazione del credito da parte delle banche.

Per maggiori informazioni e approfondimenti visita il sito:


accordo tra UBI BANCA e ASSOFRANCHISING

UBI Banca ha siglato un importante accordo di collaborazione commerciale con Assofranchising per lo sviluppo della realtà del franchising. UBI incontra i Franchisor aderenti ad Assofranchising proponendosi in particolare di diventare partner finanziario di riferimento per i propri Franchisee. I Franchisor aderenti ad Assofranchising iniziano a segnalare ad UBI Banca opportunità di contatto relative sia ad iniziative start-up che a punti già operativi, opportunità che verranno prontamente indirizzate alla Banca del gruppo UBI territorialmente competente.
La convenzione si struttura sostanzialmente in due componenti:
1) CREDITO - per le esigenze di finanziamento del capitale circolante e per la copertura degli investimenti strutturali
2) SERVIZI - conto corrente e servizi accessori per l'operatività quotidiana

Come reperire le informazioni necessarie? Dal sito di UBI Banca non è facile trovare queste informazioni. Consiglio pertanto il seguente percorso:

1) andare sul sito ufficiale di Assofranchising
2) sezione "Finanziamenti"
3) scorrere fino a trovare "UBI Banca", qui si possono trovare due link che rimandano al sito della Banca: uno dedicato ai Franchisor ed uno per i Franchisee.

Dante D'Alfonso

ottobre 2014

Credito dalle banche? oggi si può - Il caso UBI Banca

"Le banche non danno soldi...". Quante volte abbiamo sentito questa affermazione. Ma è veramente così? In parte è vero soprattutto negli ultimi anni, quando la "crisi" ha reso più rischiosa la remunerazione del capitale prestato. Dall'altra parte però c'è anche una certa superficialità poca professionalità nel porsi verso gli Istituti di Credito da parte di neo-imprenditori. 
Nel mese di settembre ho partecipato ad una tappa dell'Assofranchising tour (in collaborazione con le Confcommercio) che ha toccato le maggiori città italiane.  Nella tappa di Ancona, è stato presentato l'accordo che Assofranchising ha stipulato con "UBI Banca" sia per i "franchisor" che per i "franchisee". "Un accordo che da speranza per il futuro che riporta la banca al servizio delle imprese. La Banca che torna a fare la Banca" ha detto il Dott. Massimo Bellagamba (Direzione Commerciale Banca Popolare di Ancona)
Ma vediamo la cosa dal punto di vista pratico e come queste "belle parole" possono concretizzarsi. Prima di addentrarci nell'aspetto tecnico di "UBI Banca" è bene capire quale strategia adottare per ottenere credito dalle banche, nonostante il periodo di crisi.

A questo punto riporto un articolo molto interessante scritto da Tiziana Tripepi e pubblicato sul mensile "Millionaire" del mese di dicembre 2014 (pg 52).

"Credito dalle Banche? MISSION POSSIBLE" - 9 strategie per ottenere soldi dalle banche. Nonostante i tempi duri.

1) LE BANCHE NON DANNO PIU' SOLDI: DI CHI E' LA COLPA?
E' sempre più difficile per le imprese, soprattutto di piccole dimensioni, ottenere credito dalle banche. I numeri lo confermano: a luglio 2014 la Banca d'Italia ha registrato una contrazione dei prestiti del 3,9% rispetto a luglio dell'anno precedente (significa che sono calati di 11,3 miliardi di euro). E la Confcommercio rivela, per le imprese del terziario, che le imprese effettivamente finanziate sono sono solo il 4%. "La contrazione del credito si è determinata non solo perché si è abbattuta sulla ns economia una crisi senza precedenti, ma anche perché è andato in crisi il modello tradizionale di relazione tra banca e impresa" spiega Antonio Lafiosca (Borsadelcredito.it)

2) METTITI NEI PANNI DI UNA BANCA: RENDITI AFFIDABILE
Poniamoci dal punto di vista delle banche: perchè dovrebbero farci credito? Le banche prestano soldi per riaverli indietro guadagnandoci. Ma i dati sulle neoaziende dicono che l'80-85% delle startup non raggiunge i primi tre-cinque anni di vita (fonte Italia Startup). Un'azienda giovane per una banca è troppo rischiosa. Occorre attrezzarsi per rendersi affidabili.

3) INVESTI IL TUO CAPITALE DI RISCHIO
"Mai dire a una banca: "Ho bisogno di 30 mila euro: me li dai tutti tu?" Spiega Lafiosca. Una cifra compresa tra 20 e 40% del capitale iniziale deve essere costituita dal da capitale di rischio, capitale cioè che l'imprenditore o i suoi soci sono disposti a investire di tasca loro. La banca deve vedere che anche l'imprenditore ci crede e fa un piccolo sforzo per la sua impresa. Se non hai capitali cerca soci.

4) SFRUTTA AL MEGLIO LE TECNOLOGIE DIGITALI
"Un numero sempre maggiore di banche valuta le aziende sulla base dei dati che che trova online" continua Lafiosca. "Anche chi ha un'attività tradizionale (artigiani, bar, ristoranti) deve essere presente sul web: costruire un sito, una pagina facebook, un profilo twitter o su tripadvisor. E' successo che si sia deciso di non finanziare un ristorante perché  non appariva su google maps.

5) SEI UNA STARTUP? PREPARA UN BUSINESS PLAN
"Molti pensano che fare impresa significhi solo avere un'idea e demandano gli aspetti quantitativi del loro business al commercialista" continua Lafiosca. "Non sanno dirti quanto fattura la loro impresa, o quali costi dovrà sopportare. Fondamentale invece, in vista di un incontro con una banca, preparare un piano aziendale che contenga: 1) profilo dell'imprenditore e sue esperienze, 2) un'analisi di mercato, che spieghi perché voglio intraprendere  in questo settore e quali sono le prospettive, 3) un'idea dei costi e ricavi che penso di ottenere.

6) SEI UN'AZIENDA GIA' AVVIATA? SPIEGA COSA VUOI FARE CON I SOLDI
Se a richiedere credito è un'azienda matura, è fondamentale che esponga alle banche come intende utilizzare i soldi: se vuole destinarli a investimenti, dovrà sottolineare che serviranno per la crescita dell'azienda, supportando la richiesta con preventivi di acquisto.

7) INFORMATI SUL TIPO DI PRESTITO
Non occorre conoscere i tecnicismi, ma essere informati sulle varie forme di credito può dare una chance in più all'imprenditore. Quali sono le principali?
- finanziamento
- fido
- fido per anticipo fatture
- mutuo ipotecario

8) LE GARANZIE? SERVONO MA…
"Le garanzie sono elementi accessori di un finanziamento. Aiutano quando la fattibilità è al limite, ma la banca valuta prima di tutto il progetto d'impresa, che dimostri la capacità di rimborso del finanziamento" chiarisce Lafiosca. Le garanzie possono provenire dal proprio patrimonio, come nel caso di ipoteca di immobili, terreni e fideiussioni oppure da soggetti esterni: lo Stato (tramite il Fondo Nazionale di garanzia) o gli organismi consortili come Confidi. Si ha la possibilità di accedere al Fondo Nazionale di garanzia solo dopo che la banca ha deciso di erogare il finanziamento.

9) DOCUMENTI IN ORDINE
"Uno degli indicatori per valutare l'affidabilità di un'azienda è il grado di precisione con cui sono tenuti tutti i documenti: bilanci, dichiarazioni fiscali, visure camerali, fatturazioni, stato delle esposizioni bancarie. Una documentazione ordinata e aggiornata è un buon biglietto da visita" conclude Lafiosca


Veniamo ora all'accordo tra UBI BANCA e ASSOFRANCHISING
UBI Banca ha siglato un importante accordo di collaborazione commerciale con Assofranchising per lo sviluppo della realtà del franchising. UBI incontra i Franchisor aderenti ad Assofranchising proponendosi in particolare di diventare partner finanziario di riferimento per i propri Franchisee. I Franchisor aderenti ad Assofranchising iniziano a segnalare ad UBI Banca opportunità di contatto relative sia ad iniziative start-up che a punti già operativi, opportunità che verranno prontamente indirizzate alla Banca del gruppo UBI territorialmente competente.
La convenzione si struttura sostanzialmente in due componenti:
1) CREDITO - per le esigenze di finanziamento del capitale circolante e per la copertura degli investimenti strutturali
2) SERVIZI - conto corrente e servizi accessori per l'operatività quotidiana

Come reperire le informazioni necessarie? Dal sito di UBI Banca non è facile trovare queste informazioni. Consiglio pertanto il seguente percorso:

1) andare sul sito ufficiale di Assofranchising
2) sezione "Finanziamenti"
3) scorrere fino a trovare "UBI Banca", qui si possono trovare due link che rimandano al sito della Banca: uno dedicato ai Franchisor ed uno per i Franchisee.

Dante D'Alfonso

giovedì 11 dicembre 2014

"Ci Gusta!" alla conquista dell'Oriente - Comunicato Stampa - 11.12.2014


Happy Time Solutions Srl (società proprietaria del marchio ci gusta!) e Nina Food Ltd hanno firmato oggi un contratto di Master Franchising per lo sviluppo del Brand ci gusta! in Cina, Hong Kong e Macao.
L’accordo prevede l’apertura di 300 punti vendita a marchio ci gusta! nel periodo 2015 – 2024 e fa seguito all’apertura di un primo negozio pilota ci gusta! a Shenzhen nel 2013.
“Siamo entusiasti di accordo che ci vedrà crescere con numeri importanti in Cina, Hong Kong e Macao” afferma Dario Rabboni, fondatore e CEO di Happy Time Solutions. “Quanto abbiamo imparato durante l’anno di attività dell’unità pilota ci indice a credere che ci sia oggi in Cina un potenziale di sviluppo straordinario per i buoni prodotti alimentari italiani e grazie a questo accordo con un importante partner locale da oggi siamo preparati per cogliere nel migliore dei modi questa opportunità”.
“Vivo ormai da molti anni tra Cina ed Italia” aggiunge Yang Yang, CEO di Nina Food Ltd “e sono convintissimo che ci gusta! sia il brand ideale per portare e sviluppare in Cina una proposta di ristorazione tipicamente italiana che riscuoterà un grande successo tra il pubblico cinese. Con la mia squadra siamo molto entusiasti di questo accordo e non vendiamo l’ora di dedicarci con grande energia a questo nuovo progetto, già a partire dalle prossime 3 aperture previste a breve”.
“Siamo presenti in 20 Nazioni con 45 negozi” aggiunge Massimo Barbieri, Retail & Franchising Director di ci gusta! “e credo che ricorderemo il 2014 per due motivi principali: come l’anno in cui abbiamo consolidato la struttura (dai 32 punti vendita di fine 2013) e, grazie alla firma di questo accordo, come l’anno che permetterà al nostro sviluppo internazionale di cambiare marcia. Per questo, stiamo lavorando per trovare importanti partner che possano diventare nostri Master Franchisee nei molti mercati ancora scoperti che intendiamo raggiungere”.
Le prossime 3 aperture di ci gusta! in Cina sono previste entro la fine di Febbraio, a Shanghai (2), ed a Cixi Binhu. Nina Food Ltd è interamente controllata da Shanghai Nina Food Ltd, azienda quotata al Shanghai Equities Exchange.

sito internet: http://cigusta.com/

Per ulteriori informazioni contattare: 
Dott.ssa Rachele Soliani 
r.soliani@cigusta.com; 
+39 0522 394 430 

PRESS RELEASE
Happy Time Solutions Srl, owner of the trademark ci gusta!, and Nina Food Ltd. today signed a Master Franchising Agreement for the launch of the ci gusta! brand in China, Hong Kong and Macao.
According to the agreement, Nina Foods Ltd. will launch 300 ci gusta! stores between 2015- 2024. The success of the first ci gusta! pilot shop in Shenzhen, which opened in 2013, has been critical in the development of this new partnership – laying the groundwork for a strong commitment to the Asian market.
"We are very excited about our partnership with Nina Food Ltd. The agreement will allow us to grow significantly in China, Hong Kong and Macao," said Mr. Dario Rabboni, founder and CEO of Happy Time Solutions. "The experience we gained from the pilot store has provided the confidence needed to embark on this new endeavor and bring about a successful future. We believe that today in China there is a tremendous opportunity for good Italian food to thrive via the ci gusta! brand. Thanks to this agreement with a local and knowledgeable partner, we are now prepared to seize this opportunity in the best way possible".
"Having lived between China and Italy for many years, I am confident that the ci gusta! brand is the ideal concept to bring to China and further the authentic Italian restaurant experience for the Chinese public, added Yang Yang, CEO Nina Food Ltd. “Our entire team is very excited about this agreement and we are anxious to dedicate our time and energy into this new project, starting from the next three upcoming openings".
"Today, ci gusta! is present in 20 countries with 45 stores" adds Massimo Barbieri, Retail & Franchising Director of ci gusta! " As we look to the New Year, 2014 will have marked important milestones for the brand for two main reasons: first, we consolidated the structure of the brand (we had 32 outlets at the end of 2013) and, with the signing of this agreement, our international development became a primary focus and new direction for us. In 2015, we will continue on this path, working to find important partners who can become our master franchisees in new markets".
The next three ci gusta! openings in China are forecasted for the end of February, two in Shanghai , and one in Cixi Binhu.
Nina Food Ltd. is wholly owned by Shanghai Nina Food Ltd., a company listed on the Shanghai Equities Exchange. 

For further information please contact: 
Dott.ssa Rachele Soliani 
r.soliani@cigusta.com; 
+39 0522 394 430 

lunedì 17 novembre 2014

Regole...


Radio FRANCHISING.IT

Radio Franchising.it 
la puoi ascoltare su:
http://www.radiofranchising.it/index.html

Radiofranchising.it è la WebRadio di riferimento del settore , in diretta giornalmente un team di esperti fornisce tutte le informazioni per aprire un negozio o un'attività in franchising 

tra le diverse opportunità proposte dal mercato nazionale ed internazionale. 

CHI SIAMO
Che cos'è un franchising
Potremmo fare dei tecnicismi o semplicemente un copia incolla da Wikipedia ma lo potete fare anche voi. 
Invece vorremmo trasmettervi la nostra esperienza. Fatta da tante attività aperte da tante ore di radio in Fm fatta di tutto quello che servirà anche a voi che volete trovare il franchising giusto ma anche a chi vuole trovare l affiliato giusto. Un punto di contatto ideale per chiunque.
Un franchising è un azienda che si è evoluta che ha fatto successo che non è rimasta inerme,  è fatta da un piccolo commerciante con il cuore  grande con la voglia di avere e fare di più.  Un franchising è un desiderio è un sogno ma non è e non può rimanere più una semplice azienda. Se si ha la voglia di crescere e non si è gretti ma bensì altruisti con la voglia di condividere i propri valori e i propri successi se non si è gelosi di dover replicare la propria bellezza appannaggio anche del prossimo,  se si è in grado di crearsi uno staff di persone utili a divulgare il know how allora si può diventare franchisor e semplicemente trasmettere il proprio credo commerciale . Avere la forza di crescere, commercialmente parlando, equivale a un sacrifico enorme.  
E tutto questo non si fa per danaro ma per la soddisfazione
di veder realizzato un grande SOGNO!!!

Resp. Roberto Zaccagnini 3888167642

o scrivi a : info@radiofranchising.it

sabato 15 novembre 2014

INFRANCHISING2015 - il mondo dell'affiliazione secondo "Millionaire"

Allegato della rivista Millionaire ( nov 2014)
Cos'è ILFRANCHISING - Il franchising o affiliazione commerciale, è una formula di collaborazione tra imprenditori per la distribuzione di servizi e/o beni, indicata per chi desidera avviare una nuova impresa ma non vuole partire da zero, e preferisce affiliare la propria impresa a un marchio già affermato. Il franchising è infatti un accordo di collaborazione che vede da una parte un'azienda con una formula commerciale consolidata (affiliante o franchisor) e dall'altra una società o persona fisica (affiliato o franchisee) che aderisce a questa formula.

LA PREFAZIONE (di Luca Fumagalli) - E' ora di lasciarsi alle spalle il lungo periodo della crisi e parlare di futuro. I migliori imprenditori hanno ormai smesso di piangere sul latte versato e cominciano a guardare aventi, alle grandi opportunità che la ripresa può offrire. In uno scenario economico ancora tutto da decifrare, sia nel mercato interno si in quelli internazionali, tra le poche certezze ce n'è una che riguarda proprio la formula del franchising, in grado di recitare un ruolo da protagonista per i prossimi decenni. Vediamo perché…
altri argomenti trattati nella prefazione:
- "meglio sbagliare da soli o far bene in compagnia?"
- "L'unione fa la forza"
- "Flessibili si vince"
- "win, win, win"

L'AUTORE 
Luca Fumagalli tra il 1985 e il 1987, nella duplice veste di imprenditore nell’azienda di abbigliamento di famiglia e di studente universitario comincia ad interessarsi ad argomenti legati alla distribuzione commerciale ed al franchising.
Ben presto decide di applicare questa formula innovativa: dal 1987 al 1988 ristruttura la propria impresa, organizzando un progetto di franchising di produzione.
Nel 1988 inaugura il primo di una ventina di punti vendita in franchising che costituiscono una piccola catena specializzata in abbigliamento femminile di target medio-alto.
Nel 1990 avvia la carriera giornalistica, di pari passo con la propria attività, contribuendo alla nascita della rivista Millionaire, oggi una delle pubblicazioni di argomento economico più note e diffuse in Italia, in particolare ideando e sviluppando la sezione franchising alla quale collabora mensilmente.
Le sempre più numerose richieste di interventi ad alta specializzazione sui singoli progetti da parte di imprese e di privati ed il progressivo approfondimento delle problematiche del franchising e della distribuzione commerciale diventano oggetto di una specifica attività professionale.
Nel gennaio 1996 fonda DIF – Developing International Franchise.
Nel 1997 acquisisce dall’Inghilterra una licenza Master di distribuzione in franchising.
Nel marzo del 2007, trasforma DIF in DIF & CO. S.r.l., consolidando le attività legate al franchising, consulenza e distribuzione, in un’unica struttura.

IN SOMMARIO:
- il focus sul settore
- 10 passi per scegliere bene
- 11 step per aprire
- i social e la comunicazione
- il portale
- la community
- le associazioni e il calendario delle fiere
- 27 marchi selezionati per voi

domenica 2 novembre 2014

"Franchising - affiliarsi conviene?" di Cristina Ravazzi

Il Sistema Franchising nasce in Francia nel 1929, negli Stati Uniti agli inizi degli anni trenta e per vedere i primi segnali in Italia dobbiamo aspettare il 1970; anche se per il vero boom dobbiamo aspettare la metà degli anni 80.
Nonostante siano passati diversi decenni restano ancora tante informazioni da dare soprattutto sulla sua applicazione. Essendo un "modello" per funzionare bene ha bisogno di regole e procedure che di volta in volta vanno personalizzate in base alla tipologia di attività; ma la cosa più importante da capire, accettare e soprattutto condividere è il principio di "affiliazione" dove cioè "affiliante" e "affiliato" collaborano insieme per un obiettivo comune.
Sul Franchising c'è ancora molta diffidenza per colpa di chi, in passato, ha strumentalizzato in modo negativo questo modello, i cosiddetti "furbi" siano essi "affilianti" che hanno illuso aspiranti imprenditori per raggiungere profitti a breve termine a discapito degli affilianti; ma anche alcuni "affiliati" che credendo di speculare attraverso brand affermati hanno rovinato l'immagine dell'affiliante. A questo proposito ed a tutela di affilianti, affiliati e soprattutto consumatori finali, in Italia è stata pubblicata una Legge che disciplina il Sistema Franchising (Legge 129 del 6 maggio 2004).

A questo proposito è molto interessante il libro di Cristina Ravazzi "Franchising - affiliarsi conviene?". Più di un semplice libro, un vero manuale su come orientarsi sul mondo del Franchising. La domanda che riporta nel titolo può sembrare provocatoria ma in realtà è una delle prime che bisogna porsi: in quanto il Franchising non è per tutti, e non tutti sono fatti per il Franchising. Questa affermazione è valida sia per l'affiliante, per l'affiliato ma anche per le aziende fornitrici.

Il libro si divide in diverse sezioni, vediamo le principali:
- che cos'è e come funziona, quali problemi aiuta a risolvere e quali opportunità contribuisce a sviluppare
- il Franchising è un gioco di squadra
- diritti e doveri delle parti
- pro e contro del franchising
- il franchising fa per noi?
- come individuare il Franchising più adatto a noi
- Che cosa appurare relativamente ai sistemi franchising selezionati
- il contratto franchising visto dalla parte dell'affiliato
- il manuale operativo
- ecc.

Molto interessante la sezione "Le parole del franchising" dove imparare lo "slang" di questo sistema.
Un libro destinato a chi vuole avvicinarsi al mondo del Franchising, ma anche agli addetti ai lavori, perché sul Franchising c'è sempre da imparare e da informarsi…
Buona lettura.
Dante D'Alfonso

scheda del libro
"Franchisng - affiliarsi conviene?" (ed Franco Angeli) Questo libro è rivolto a tutti coloro che sono interessati al franchising e che intendono cogliere le crescenti opportunità di sviluppo aziendale e professionale che esso consente: aspiranti affiliati, franchisee, aziende affilianti attuali e potenziali, consulenti e professionisti. 
Questo volume, la cui ottica è principalmente quella dell'affiliato, ha innanzitutto l'obiettivo di fornire a chi ha intenzione di affiliarsi uno strumento pratico, chiaro ed essenziale per comprendere che cos'è il franchising e come funziona e quali ne sono i pro e i contro. 
Esso intende anche costituire un utile riferimento per l'analisi e la scelta del sistema di franchising oggettivamente e soggettivamente più adeguato al proprio caso specifico, offrendo tutta una serie di spunti e di interrogativi, anche sotto forma di sintetiche check-list, utili per analizzare meglio i vincoli e le opportunità dei sistemi di franchising di proprio interesse. 
I primi capitoli sono dedicati all'analisi di come funziona il franchising, delle opportunità che offre e dei problemi che comporta, nonché del contributo e degli impegni delle parti; mentre la parte più cospicua del libro è incentrata sulle analisi che occorre effettuare prima di affiliarsi: dall'analisi della propria predisposizione personale e professionale, alla scelta del settore e dell'insegna, alla raccolta delle informazioni e, in particolare, all'analisi e alla valutazione dei sistemi di franchising selezionati e delle aziende affilianti: esperienza, struttura organizzativa, offerta commerciale, immagine, know-how, servizi e assistenza, formazione, punto di vendita e visual merchandising, comunicazione, promozione-vendite, eccetera.
Gli ultimi capitoli sono infine dedicati al manuale operativo e al contratto. 


l'autrice
CRISTINA RAVAZZI -  svolge attività di consulenza, ricerca e sviluppo professionale in campo marketing, distributivo-commerciale e visual merchandising per aziende commerciali e industriali, enti, associazioni di categoria e organizzazioni. Collabora a diverse riviste. Ha scritto: Visual merchandising: per sviluppare la vendita visiva nei punti di vendita di ogni tipo e dimensione,Visual merchandising per la farmaciaVisual merchandising per la cartoleria e l'ufficioVisual merchandising per il bambino e la prima infanziaUn visual merchandising su misura per l'abbigliamentoUn visual merchandising per i casalinghi, e La vendita assistita oggi nel commercio. E ha curato l'edizione italiana di diversi libri editi da FrancoAngeli.

Storia del Franchising

L’origine del termine “franchising” risale alla parola francese “franchise” (franchigia), che nel Medio Evo
indicava la concessione di un privilegio da parte di un sovrano, con il quale si rendevano autonomi sia gli Stati sia i cittadini. Oggi franchising indica un contratto tra un imprenditore, denominato “franchisor”, che concede ad un altro imprenditore, “franchisee”, il diritto di esercitare un’attività di servizi, produzione di beni o rivendita di prodotti, utilizzando il marchio e l’insegna del frachisor stesso.
Sulle origini dei primi contratti d’associazione, il cui spirito avrebbe dato origine a quello che poi si chiamerà franchising, esistono due teorie discordanti: per alcuni tutto è cominciato negli Usa con i “gerenti associati” organizzati da F: Woolworth; per Dolby, invece, il franchising è nato contemporaneamente, intorno al 1929, sulle due coste dell’Oceano Atlantico: in Francia e negli Stati Uniti.
In Francia presso il lanificio di Roubaix, il titolare Jean Prouvost aveva incaricato un giovane ingegnere del suo staff, Philippe Bourguignon, di dare vita alla prima grande catena di magazzini specializzati nella vendita di lane da lavorare a maglia: le “Laines du Pingouin”, con l’obiettivo di assicurare allo stabilimento appena costruito il rapido smaltimento della produzione di filati. Questi associò un certo numero di dettaglianti indipendenti al produttore mediante un contratto che garantiva loro l’esclusività del marchio, peraltro lanciato e sostenuto da molteplici campagne pubblicitarie, in una zona territoriale ben definita e ben delimitata. Tale contratto, a quell’epoca, non si chiamava ancora contratto di franchising, ma, nelle sue grandi linee, ne aveva già le caratteristiche e lo spirito. All’inizio della seconda guerra mondiale, nel 1939, la rete Pingouin contava ben 350 franchisee mentre oggi, solo in Francia, esistono oltre 1.200 punti vendita.
Negli Usa, agli inizi degli anni Trenta, l’industria automobilistica si scontrava invece con l’applicazione delle leggi antitrust che proibivano, tra l’altro, ai costruttori l’integrazione verticale con rivenditori . Per aggirare tale normativa il direttore generale della General Motors mise a punto, con i legali dell’azienda, un contratto che associava in modo più liberale i rivenditori di auto con la casa madre. Ebbe origine così il primo contratto di franchising americano.
Questa doppia origine del franchising ha la sua importanza nella storia del sistema. Individua già due vie di sviluppo, da una e dall’altra parte dell’Atlantico. Seppure coetanei, è stato comunque il franchising americano la causa dello sviluppo rapido di quello europeo (in particolare francese) a partire dagli anni Settanta 
La data di nascita del franchising italiano è quella del 18 settembre 1970, quando un’azienda della grande distribuzione, la Gamma d.i., inaugurò a Fiorenzuola il primo di 55 punti vendita gestiti direttamente da una decina d’affiliati. La Gamma d.i. offriva ai propri affiliati una serie di servizi: sopralluogo da parte dei propri funzionari; progettazione ed assistenza tecnica per l’allestimento del magazzino, istruzioni per il personale direttivo e per quello di vendita, allestimento commerciale dell’unità di vendita, assistenza per il lancio di apertura e l’inaugurazione dell’unità. Per contro al potenziale affiliato si richiedeva una superficie di vendita di almeno 350 mq, di una licenza di magazzino a Prezzo Unico e di un capitale di 25/30 milioni.
tratto dal sito di "Assofranchising"