domenica 8 maggio 2016

RETAIL INNOVATION 11 - a cura di Fabrizio Valente

"Non è vero che la società sta cambiando. Non è vero che i mercati stanno cambiando. Non è vero che i clienti, i consumatori, le persone stanno cambiando. Società, mercati, persone sono già cambiati. Il retail è un settore esposto come pochi alla velocità dei cambiamenti, accelerati anche per la rivoluzione imposta dal web, digital, e commerce. Nel giro di pochissimo tempo si è assistito al fenomeno di disruption del settore. Correnti sempre più forti e non facilmente prevedibili: c'è il rischio di annegare, di chiudere bottega, ma anche, sapendo sfruttare la corrente, prendere l'abbrivi o e dirigersi verso gli obiettivi molto più velocemente di prima… "(tratto dall'introduzione di Fabrizio Valente).

"Innovare per competere. Statement banale? Può esserlo di primo acchitto. In realtà dalla ricerca nasce l'innovazione di successo. Un plauso quindi a Fabrizio Valente, a Kiki Lab e al Consorzio Ebeltroft Group per questo osservatorio che monitora da oltre 30 anni il retail, offrendo un aiuto concreto al nostro settore in termini di visibilità e idee innovative. E' dalla collaborazione tra i diversi attori del sistema che nascono i nuovi progetti e si cercano i mezzi migliori per realizzarli." (dalla prefazione di Mario Resca - Presidente Confimprese)

FABRIZIO VALENTE è il partner fondatore di KIKI LAB, si occupa di retail e consumi da oltre 30 anni come consulente. Ha parlato di retail, innovazione, cambiamento, motivazione dei team in convegni e convention nelle principali città del mondo. E' membro di varie Giurie che assegnano premi al retail.

domenica 26 luglio 2015

"La fotocopiatrice" tratto dal "Manuale del Frankestein" - Millionaire giugno 2015

LA FOTOCOPIATRICE (Spaccio di Franchising)
Nonostante tutti gli sforzi, c'è ancora chi pensa che il Franchising sia una bazzecola, replicabile senza problemi. Invece servono impegno e duro lavoro.

Tutti i giorni in Italia un imprenditore si sveglia con una meravigliosa idea in testa: "Ho il mio negozio che mi serve di più? Con il franchising me ne fotocopio 100 tutti uguali, marchio insegna e tutto il resto, e in poco tempo divento milionario…". Chissà come mai si è diffusa sta leggenda metropolitana che fare franchising sia semplice come usare una fotocopiatrice! Finisce che tutti i giorni, sempre in Italia un altro imprenditore va a dormire sotto un ponte, dopo aver scoperto sulla sua pelle che 'sto paragone l'ha pensato un cretino.
Eh si, perché purtroppo la fotocopiatrice che riproduce gli affiliati non esiste in commercio, non la puoi comperare.
Ogni volta il franchisor se la deve costruire e predisporre pezzo per pezzo in un unico esemplare, con un lavoro che richiede tanti soldi, tanto impegno, tanto tempo, tanta esperienza. Un lavoro che si chiama "costruzione del progetto franchising" e che è maledettamente difficile, tanto che a riuscirci nel nostro Paese sono in pochi, pochissimi marchi, meno del 10% di quelli che ci provano.

LA MORALE: il franchising è uno strumento eccellente, estremamente potente ma sofisticato, che funziona solo se utilizzato con cura, da mani attente, esperte e ben attrezzate.

tratto dal "Manuale del Frankestein" di Saverio Savelloni ed Fasullo (Millionaire 06/2015) 

giovedì 26 marzo 2015

"REGOLE" - tratto dal "Manuale del Frankestein (Millionaire marzo 2015)

"Il franchising non è per tutti, e non tutti sono fatti per il franchising". quante volte abbiamo detto, sentito, letto, condiviso questa affermazione. Come si leggerà qui di seguito nell'articolo, il VERO sistema di franchising si basa su etica, regole, collaborazione e condivisione. Nella mia attività di consulente, mi trovo spesso a parlare con "imprenditori o neo imprenditori" (forse dovrei dire pseudo-imprenditori) che vogliono approcciarsi al sistema franchising, non con lo "spirito di squadra", ma con molta diffidenza ed arroganza; nel senso che una volta ascoltate le regole del sistema e del franchisor specifico, subito dopo pensano a come "fregarlo", oppure peggio ancora, pensano a come fare dopo un certo periodo a continuare l'attività da soli. Spesso la frase è questa: "perché devo pagare a loro un qualcosa che posso fare da solo? se lo fanno loro posso farlo che io magari meglio…"
Dall'altra parte però, per correttezza, bisogna dire che anche alcuni "franchisor" non rispecchiano le caratteristiche descritte, poiché anche loro sono "pseudo-imprenditori" che preferiscono sperimentare a discapito dei "franchisee" anziché scommettere insieme sul successo del business. Mi capita sovente di ricevere delle mail di affiliati che sono stati "truffati" dal "sistema" e fanno così di "tutt'erba un fascio…". Quello che consiglio a chi vuole approcciare il sistema franchising, è quello di affidarsi ad un serio consulente che opera nel franchising  in modo da valutarne i pro ed i contro dell'investimento ma soprattutto valutare se si è in linea con i Valori espressi. 
"Il sistema franchising", è un sistema di successo che ha le sue regole ed ha una sue etica ben precisa. Si consiglia l'uso solo a chi condivide i suoi VALORI.
Buona lettura
Dante D'Alfonso

"LA GABBIA" Parole come "collaborazione", "etica", "regole", "condivisione" sono alla base del franchising. Ma l'imprenditore medio italiano è davvero pronto a fare propri questi concetti?
(tratto dal "Manuale del Frankenstein" di Saverio Savelloni ed fasullo - Millionaire marzo 2015)
Nell'Italia di oggi l'imprenditore è un essere libero, indipendente, creativo. Certo! Libero di tenere i dipendenti in nero, indipendente dalle regole del mercato, creativo nel pagare le tasse. E' anche, di solito, un furbetto. Sa come farsi gli amici nella politica e nella burocrazia, si muove tra appalti truccati, tangenti e corruzione. Il suo motto è: "una mano lava l'altra". per l'imprenditore italiano niente è come si vede o come è scritto. C'è sempre il modo di fare "eccezione", di estorcere uno sconto in più, una dilazione di pagamento, una condizione di favore. Nella moderna concezione dell'imprenditoria nostrana il business è roba da pirati, dove tutto è lecito pur di fare soldi. E così i dipendenti sono limoni da spremere, i fornitori sono "stracci usa e getta", il rispetto degli impegni e delle regole è un'opinione, i clienti sono "polli da spennare". In questa economia da manicomio (i cui mirabolanti risultati sono sotto gli occhi di tutti…) il Franchising, quello autentico intendiamoci, ci sta come un cavolo a merenda.
Eh già, perché il franchising è fatto di collaborazione, di etica, di gioco di squadra, di regole, di standard qualitativi comuni, di successi condivisi. Solo a sentire questi concetti, l'imprenditore nostrane si sente prigioniero dentro una GABBIA…

LA MORALE: La formula del franchising richiede un approccio imprenditoriale evoluto, aperto, consapevole, non sempre facile da reperire e applicare nel nostro sistema economico attuale.

domenica 8 febbraio 2015

Fee d'ingresso e Royalties: ancora molta diffidenza. Conosciamoli meglio...

Il Franchising è presente in Italia da diversi decenni, tuttavia ad oggi c'è ancora molta gente che non conosce bene le sue dinamiche ed alcune volte è molto diffidente verso due voci: Fee d'ingresso e Royalties. Perché?
In passato, ed ancora oggi, non si parla spesso (più che parlare il termine giusto è Informare) su come queste due voci andrebbero calcolate per determinare la quota nel primo caso, la percentuale sul secondo.
La responsabilità di informazione dovrebbe riguardare sia l'affiliante che l'affiliato: l'affiliante dovrebbe informare in fase di illustrazione del progetto franchising tutte le voci ed i servizi che lo compongono; l'affiliato dovrebbe avvicinarsi al mondo del franchising con più professionalità e meno improvvisazione, informandosi e formandosi sulle dinamiche e modelli che lo compongono.
Proviamo a conoscerli meglio:
FEE D'INGRESSO - Chiamato anche "diritto d'entrata": quanto paga l'affiliato per entrare a far parte di un sistema di franchising, a corrispettivo degli oneri di apertura del punto vendita neo-affiliato, della licenza d'uso del marchio e degli altri segni distintivi e degli eventuali brevetti, della formazione, dell'assistenza tecnico commerciale iniziale, ecc. In base alla legge, si tratta di "una cifra fissa, rapportata anche al valore economico e alla capacità di sviluppo della rete, che l'affiliato versa al momento della stipula del contratto di affiliazione commerciale".
ROYALTIES“Canoni periodici” (in inglese “royalties”, in francese “redevanches”). Corrispettivo in denaro solitamente calcolato in misura percentuale sul giro d’affari del punto vendita, che l’affiliato paga all’affiliante. Le royalties possono anche consistere in quote fisse periodiche da corrispondersi su base mensile, trimestrale, annuale, ecc. Tali contribuzioni periodiche sono perlopiù a corrispettivo delle utilità, dei servizi e delle prestazioni che l’affiliante e il sistema di franchising producono all’affiliato in via continuativa per tutta la durata del contratto. L’affiliante deve garantire i servizi stabiliti affinchè ne possa pretendere il pagamento. Le royalties infine, non vanno viste come un “costo” ma come un investimento costante che permettono il mantenimento e la crescita del sistema a cui si è affiliati.
Attenzione a quei "franchising" che propongono la loro formula a "royalties zero", in quanto queste posso essere già calcolate sulla merce in acquisto.
(Dante D'Alfonso)

sabato 7 febbraio 2015

"Millionaire" editoriale - febbraio 2015

tratto dall'editoriale di "Millionaire" (feb. 2015) di Virgilio Degiovanni

"…Ma quella che vediamo noi di "Millionaire" non è un'Italia in caricatura. Noi vediamo gente reale, che lavora davvero, che ci prova, che inventa e sa farsi il mazzo per dare vita ai propri sogni…Sono spesso, ma non sempre giovani. Hanno talento, voglia, sorriso e creatività, forse non ancora "rovinata" dalle tante ombre che la vita riserva a tutti noi… Accendiamo i riflettori verso chi fa, chi produce, chi inventa nuovi modi per migliorare il mondo. Sono queste le persone che dovremmo far vedere ai più giovani, per riaccendere la speranza… Occorre impegnarci tutti per tirare fuori quel che abbiamo  e che, per qualche ragione, continuiamo a tenerci dentro: quell'immensa capacità di ricostruire un mondo, dopo averlo distrutto…" (Virgilio Degiovanni)

giovedì 22 gennaio 2015

A SCUOLA DI FRANCHISING - gen 2015

Buongiorno a tutti! Oggi pubblichiamo un pezzo di Saverio Savelloni, tratto dal suo "Manuale del
Frankenstein".
Buona lettura.
A SCUOLA DI FRANCHISING
Tutti ormai si sono accorti della frequenza con cui si aprono e chiudono negozi e attività di vario genere. Spesso questo accade per puro dilettantismo.
Negli ultimi tre anni, nei dintorni di casa mia, sono sorte decine di nuove attività.
La solita roba: negozi di costosissimi stracci, botteghe di moderni sciamani del ringiovanimento, dell’anticellulite e della guerriglia al pelo superfluo, bar e locali dell’aperitivo spritzettato, gelaterie e cioccolaterie di nuovi chef della cremina magica, boutique di abbigliamento superchic per cagnette da casa e via dicendo.
Nella maggior parte dei casi si tratta di “dilettanti allo sbaraglio” dei generi più disparati.
Signore annoiate finanziate da mariti disperati, manager trombati in cerca di riciclaggio professionale, contabili con lo sfizio della gonnellina sexy, bancari esauriti e convertiti sulla via del cremino... Disoccupati di lusso, capaci di raggranellare decine di migliaia di euro tra i propri risparmi e quelli di famigliari, amici, parenti e conoscenti per rincorrere qualche balorda idea di business.
Nessuna strategia, nessun vero “mestiere” alle spalle, solo qualche convinzione arrogante maturata dall’altra parte del bancone, nella facile veste del consumatore ipercritico.
Gente che mette in piedi aziende dal respiro corto, che mandano in fumo a gran velocità anni di risparmi e si afflosciano in un amen.
Ormai dalle mie parti furoreggia il “totonegozio”: tutti a scommettere quanti mesi dura la nuova attività. Ma perché buttare via i soldi in modo così assurdo? Risparmiateveli!
La morale
Pochi di questi “dilettanti” hanno l’umiltà di pensare al franchising come una normale attività imprenditoriale, una meditata soluzione di ingresso sul mercato.
Eppure di buoni progetti e di franchisor seri, ormai, ce ne sono tanti e in tanti settori!
dal Manuale del Frankenstein,
di Saverio Savelloni, ed. Fasullo
Illustrazione di Antonello Catalano.


martedì 20 gennaio 2015

2008-2014: il franchising resta in salute

NEL FRANCHISING IN CRESCITA GLI STRANIERI TRA GLI AFFILIATI. IN CALO IMPRENDITORI CON LIQUIDITA' TRA 70 E 150MILA EURO.

E' un franchisee completamente diverso nella sostanza quello che si presenta sullo scacchiere del franchising italiano nel 2014 secondo l'ultimo studio di Confimprese, che mette in mostra molte luci e poche ombre in un lasso di tempo che va dal 2008, anno di inizio della crisi, al 2014. Negli ultimi sei anni è raddoppiata (dal 18 al 36%) la percentuale di franchisor che dichiarano di avere imprenditori stranieri tra i propri affiliati. Si tratta per lo più della seconda generazione, in particolare di cinesi e nordafricani. Alla maggiore incidenza della carrabile straniera si associa anche un aumento delle quote rosa: passano dal 27,2 al 33,3% i franchisor che dichiarano di avere in prevalenza affiliati donne. I settori di franchising dove le donne sono coinvolte riguardano soprattutto la gestione di negozi di abbigliamento, accessori moda, intimo, cosmetici e profumi, gioielli, prodotti dietetici e servizi (centri fitness e di bellezza, parrucchieri, articoli e servizi per i bambini). 
Interessante il capitolo sulla capacità di investimento (risorse proprie) del franchisee. Relativamente invariata (dal 36,3 al 34,8%) la quota di franchisor che hanno franchisee con una capacità di investimento compresa tra 20mila e 70mila euro. Si allarga, invece, la forbice tra i franchisor che hanno affiliati con disponibilità fino a 20mila euro (la quota sale dal 28,7 al 37,8%) e quelli che dichiarano di avere affiliati con risorse proprie da 70mila a 150 mila (la percentuale scende dal 27,2 al 19%). Invariata (7,5%) la quota di franchisor i cui affiliati hanno liquidità superiore a 150mila euro. In sintesi: per la fascia di investimenti medio bassi sembra essersi ridotto il denaro cash a disposizione.

fonte: Confimprese, Millionaire (dic/gen 2015)